PER UN PD UNITO, PER IL BENE DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

Sabato 18 febbraio si svolgerà a Roma l’Assemblea nazionale che dovrà stabilire tempi, modi e luogo di svolgimento del congresso. Il clima interno è molto teso; il dibattito che si è svolto nella Direzione della settimana scorsa e quello che si sta svolgendo quotidianamente sui media sta disorientando e facendo soffrire molti iscritti, militanti ed elettori del partito democratico.

Per questo, rivolgiamo al Segretario Matteo Renzi, al Presidente Matteo Orfini, a tutti i dirigenti nazionali che rappresentano le diverse sensibilità politiche e culturali, un pressante appello affinchè venga salvaguardata l’unità del Partito Democratico.

La bellezza del Partito Democratico è l’essere contaminazione tra storie e culture differenti del riformismo italiano. Una sintesi vera, che ha esaltato la straordinaria ricchezza delle diversità senza alcuna rinuncia, avendo come obiettivo comune la costruzione del futuro.

Siamo dirigenti e amministratori locali che hanno scelto con convinzione ed entusiasmo come naturale e coerente collocazione della nostra storia e formazione di sinistra la prospettiva politica del Pd provenendo da esperienze politiche e culturali diverse ma simili per principi e valori. Per noi, per i nostri coetanei, e come fu per i nostri genitori, la parola unità è sempre stata fondamentale, uno dei valori più importanti della nostra appartenenza politica e del nostro agire. Molti di noi hanno mosso i primi passi e sono cresciuti politicamente in questo contesto culturale. Dalle feste di popolo alle appassionanti discussioni nelle sezioni, passando per l’impegno nei luoghi di lavoro, nei movimenti studenteschi e nelle amministrazioni locali come ambito più vicino ai cittadini e come prima risposta e punto di riferimento per i reali problemi delle persone.

Una comunità è l’insieme di valori, regole e unità. Ciò non significa vuoto unanimismo, ma confronto dialettico nel pieno rispetto delle regole dello stare insieme, nel rispetto del nostro Statuto, che è la carta fondamentale del partito. Ciò significa essere una comunità politica che si misura davvero sulle sfide che oggi il centrosinistra ha di fronte: innanzitutto contrastare i populismi, il trumpismo e l’avanzata della destra mettendo al centro una visione della società più giusta, solidale, aperta alle opportunità, ai talenti e alle energie vitali. Una società che tenga insieme gli individui e il senso di comunità. Sottolineando il fatto che proprio negli ultimi anni abbiamo fatto passi decisivi per rilanciare l’economia, creare un centrosinistra riformista sui diritti civili e con l'adesione ai socialisti europei.

Il congresso del Pd serve a definire quello che siamo e quello che vogliamo. E’ il momento di discussione politica più alto in un partito e solo da quel confronto che può essere anche duro, ma franco e leale, possiamo dare più forza alle ragioni dello stare insieme, parlandoci apertamente ma alla fine decidendo insieme direzione di marcia e obiettivi comuni.

Il congresso è l’antidoto naturale al pericolo di scissioni, che sarebbero una sconfitta innanzitutto per l’Italia. Fidiamoci di un confronto aperto e libero che coinvolga pienamente i nostri iscritti e i nostri elettori, che vogliono essere protagonisti delle scelte di fondo a cui siamo chiamati. In questi 10 anni di vita del PD abbiamo sempre trovato l’accordo sul “come, il quando e il dove”. Perché non dobbiamo trovarlo adesso?

Per questo, a cominciare dai livelli più alti di responsabilità, occorre fare al nostro interno ogni sforzo possibile immaginabile per superare le incomprensioni e le diffidenze reciproche che si sono sedimentate nei mesi scorsi; occorre trovare il modo affinchè da parte della minoranza non si viva più la sensazione di essere prevaricati ed esclusi dalla maggioranza, e da parte di quest’ultima si abbandoni la sensazione di essere ostacolata e costantemente ricattata dalla minoranza.

Ce lo siamo sempre detto: il confronto tra idee diverse non solo è legittimo, ma è una ricchezza per il partito; per questo va sollecitato e ascoltato. Certo, nei tempi necessari e utili al dibattito interno e soprattutto alle necessità del Paese.

Occorre rimettere in campo tutta la volontà e la capacità di mediare e di fare sintesi. Occorre ritrovare stima e fiducia reciproche.

Noi crediamo nel PD come partito aperto, democratico, il primo partito di centro sinistra d’Europa, che ha fatto del protagonismo del suo popolo la sua cifra caratterizzante; noi siamo la generazione che nel 1996 guardava all’Ulivo come una grande speranza di cambiamento; che ha visto interrompersi quel progetto per ben due volte e ora rifiuta l’idea che un’altra generazione veda mortificate le proprie aspirazioni.

Serve un ampio dibattito per affrontare i grandi problemi dell’Italia e dell’Europa, dobbiamo farlo confrontandoci e ascoltandoci, facendo in modo che i cittadini capiscano; con la consapevolezza che i veri avversari politici da sconfiggere sono fuori dal PD, non dentro, e che le ragioni per stare uniti sono più forti e più grandi di quelle che ci dividono.

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