In ricordo di Eros Placchi

Disegno di Fulvio Ichestre

Per ricordare  Eros Placchi, probabilmente il più amato Sindaco di Cornaredo, non basta solo quanto scritto in questo articolo. Tantissimi cornaredesi potrebbero raccontare qualcosa di lui poiché non si negava a nessuno, sempre con il sorriso, l’espressione bonaria ma determinata, schiva e introspettiva.

Non era un politico chiuso nel proprio luogo di potere (il Municipio) bensì un cittadino come gli altri a cui era stato affidato il compito di fare il bene del proprio paese.

Sapeva dialogare, era ovunque: nelle fabbriche con i lavoratori in lotta, nelle parrocchie, nei circoli e nelle cooperative del popolo, nei mercati e in biblioteca, tra gli sfrattati e le scolaresche, nelle piazze ad ascoltare e capire.

Conosceva i problemi, le difficoltà, le fatiche delle persone. Le  aveva vissute direttamente: non ha mai saputo chi fosse suo padre, da giovanissimo era tra i Partigiani, dopo la guerra fu subito attivista e militante dei giovani del PCI e poi dirigente dello stesso partito. E’ stato operaio dell’Alfa Romeo, stimato al punto che quando la Federazione milanese del PCI volle affidargli incarichi istituzionali lui scelse Cornaredo perché “lì ci sono tanti operai dell’Alfa Romeo”.

Così nel 1970 entrò nel consiglio comunale del nostro comune, tra le fila del PCI, e svolgendo il suo ruolo di consigliere fino al 1975 quando, rieletto, fu nominato Sindaco, carica alla quale fu riconfermato nel 1980 e fino al 1985, dopo che il PCI ottenne a Cornaredo un enorme 44% dei voti. Poi dinnanzi  all’esigenza di alternanza fra partiti della coalizione, accompagnò il suo successore socialista svolgendo il ruolo di consigliere comunale fino al 1990.

Ma è  la sua stagione da Sindaco, coadiuvato da eccellenti assessori, che ha rappresentato un vero capolavoro amministrativo e cambiato il volto di Cornaredo e migliorato  la qualità della vita dei cittadini.

Una primavera i cui fiori erano le motivazioni ideali e sociali che davano profumo e senso ad  ogni iniziativa o intervento.

Un parco non lo si realizzava solo per offrire un luogo ma come uno spazio entro cui vivere e usufruire di servizi: così nasce la “spina dei servizi” un percorso nel verde  che dal Municipio in piazza Libertà arriva al fontanile Torciana e, seguendo idealmente l’alveo, giunge  in via don Sturzo incontrando edifici e attrezzature pubbliche. Un’idea progettuale che si prefiggeva di arrivare fino ai confini di S.Pietro attraverso il parco di via S.Siro e la villa Dubini.

Lo sport non era solo agonismo o calcio ma luogo ove cimentarsi in diverse discipline e trascorrere  proficuamente il tempo libero: così nascono le palestre nelle scuole , da utilizzare anche la sera, ed il centro sportivo dove oltre al calcio, c’è l’atletica, il ciclismo, il nuoto ed anche un  percorso vita.

La cultura non era solo insegnamento ma vivere collettivo e confronto relazionale: così nasce la biblioteca comunale che opera a 360 gradi con il suo comitato di gestione guidato dalla sua presidente, l’indimenticabile Maria Teresa Bernasconi; si realizza l’aula assembleare di San Pietro all’olmo immaginandola anche come ludoteca, si sostengono i consigli dei genitori  nelle scuole . L’ambiente non è solo uno slogan ma interazione e salvaguardia: così si realizza il primo depuratore delle acque coinvolgendo l’allora “Alemagna” e si porta la rete fognaria ad una copertura vicina al 90%.

Il sociale non è solo assistenza ma servizi alla persona ed alle famiglie: così si realizza  l’asilo nido, si promuovono e sostengono i consultori, si crea una rete di servizi sociali organizzati dal comune, nascono le associazioni degli anziani che poi confluiranno nel centro anziani di S.Pietro e Cornaredo.

L’abitazione è il tetto delle famiglie e deve essere a prezzi accessibili:  così si sviluppano esperienze cooperativistiche e  inteventi popolari, il comune si fa carico  dell’onere di acquisizione dei cortili di S.Pietro all’olmo messi i vendita dalle proprietà private salvando dallo sfratto decine di cittadini.

Diventa veramente difficile elencare tutto, ma basta guardarci intorno per comprendere che tutto ciò che oggi abbiamo è il frutto di quella, forse, irripetibile stagione politica.

Molti hanno altri ricordi, magari riconducibili ad esperienze più dirette e personali, sarebbe bello che essi fossero raccontati affinchè le giovani generazioni comprendano a pieno l’ impegno, l’esempio di Eros Placchi  ed il valore del suo agire che si è sempre coerentemente concretizzato nella descrizione che fa di se stesso “irregolare nel pensiero e regolarissimo nella pratica”, definendo, così, sia la sua libertà di pensiero, sia la sua capacità di guardare sempre oltre ed innovare.  Quanta modernità c’è in una persona semplice….

In allegato l'intervista che Eros Placchi concesse nel 2000 a l'Unità

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