I sogni tramontano al Bennet

Molti ragazzi ci avevano creduto.  Esprimevano la loro gioia agli amici, ai parenti, dialogando direttamente o tramite facebook, twitter etc.  Finalmente il lavoro, ed anche vicino casa.  Ma non tutto si è svolto come ci si attendeva. Incontrando qualcuno di loro ed alcuni genitori, ci hanno detto che  fin da subito hanno avuto la  sensazione di non trovarsi di fronte ad un reale apprendistato, di percepire un  clima lavorativo non sereno con il susseguirsi di difficoltà , anche relazionali. Ma nonostante ciò, s’impegnavano a raggiungere gli obiettivi e ad acquisire le necessarie conoscenze professionali. Poi, improvvisamente, qualche giorno prima del termine di scadenza del periodo di prova, per decine di loro la doccia fredda della lettera di “licenziamento”, così si deve definire nel suo significato conseguenziale ed  esplicito.

Questi ragazzi sono passati dal sogno all'incubo, dalla speranza al dolore. Un terribile disincanto con devastanti conseguenze sociali.  Smarriti loro, smarriti i genitori. Si sentono delusi, arrabbiati, “incazzati”, presi in giro. Inveiscono e prendono consapevolezza che questo è un sistema “usa e getta”, con molti privilegi e clientele. Scrive su facebook una ragazza “ io sono forse l'ultima uscita dalla Bennet,sabato 30/07/2011 ore 16,00.avevo già i turni per la settimana successiva e le ferie per agosto e settembre...... nn riesco a mandarla giu'....non cè lha faccio!!!!! motivazione 0”

E’ questo il seme velenoso che viene immesso nella società quando si usano regole, formalmente legittime, finalizzate esclusivamente al profitto.

Si dirà questo è il mercato, ma esso è piuttosto strabico e guardando solo all’egoismo  spicciolo non si accorge di non avere futuro.

L’esperienza Bennet di Cornaredo, per come si sta sviluppando finora, sembra essere un paradigma di questa impostazione mercificatoria delle relazioni economiche. Le stesse dichiarazioni del loro responsabili avvalorano, edulcorando la scelta, queste concezioni aziendalistiche  “ È normale che quando si avvia un esercizio come un centro commerciale ci sia un surplus di assunzioni...” “Tutto normale: i contratti che abbiamo interrotto non prevedevano un licenziamento motivato. Si tratta di normali dinamiche di mercato»(il giorno Rho-Bollate 30/7/2011)

Colpisce, in tale dichiarazioni, l’insistenza sul concetto di normalità. Si definisce tale  la lotteria del  rapporto domanda/offerta di lavoro(le dinamiche) e l’uso acritico delle regole (non motivazione del licenziamento). Allineata a tale impostazione di “normalità”  l’Amministrazione Comunale che constata l’ovvio “i licenziamenti riguardano rapporti di lavoro privati sui quali non si può sindacare.” No, tutto ciò non è normale. Non lo è per chi subisce questo trattamento né dovrebbe esserlo per chi ha la responsabilità politica di definire o controllare l’applicazione delle regole.

Conosciamo i ristretti margini entro cui la Giunta riesce a muoversi ma il canale di dialogo costruttivo aperto con un importante operatore comerciale  dovrebbe sostanziarsi  in comportamenti più coerenti e consapevoli delle aspettative di tanti giovani.

Ciò anche in considerazione dell’esigenza di rappresentare i bisogni dei cittadini e, per   coerenza politica, con gli impegni assunti   sottoscrivendo la famosa convenzione Bennet che a tutt’oggi risulta disattesa proprio nel punto più qualificante ai fini occupazionali (protocollo d’intesa ed attività per favorire il commercio al dettaglio)

Peraltro, in termini più generali, non basta più la solidarietà o l’impegno formale, bisogna smuovere le montagne e porre il problema occupazionale come il principale problema dell’agenda politica e istituzionale, coniungandolo in tutte le possibili responsabilità e competenze, poichè sono in gioco i cardini di un sistema che rischia di provocare pericolosi conflitti fra giovani e vecchi e mettere in discussione il patto relazionale contributivo. Il default è prossimo, per questo bisogna intervenire dando certezza occupazionale ai giovani e non considerandoli solo merce da utilizzare per fare profitti, magari con un uso degenerativo delle regole.

Il Partito Democratico farà la sua parte per promuovere, sostenere e difendere l’occupazione, specialmente quella giovanile, per questo chiederà, nello specifico, un tavolo di confronto “Comune-Sindacato-Bennet” , la sottoscrizione del Protocollo d’intesa con Bennet e l’attuazione di tutte quelle misure di sviluppo e salvaguardia del commercio al dettaglio cornaredese ; a livello sovracomunale il coinvolgimento di Regione e Provincia e degli organismi preposti per affrontare i temi accupazionali del nord ovest di Milano e le ricadute socio economiche. Bisogna agire subito.

This entry was posted in economia, interventi, lavoro, locale, sociale, territorio and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink.

1 Response to I sogni tramontano al Bennet

  1. giorgio says:

    salve mi chiamo Giorgio ho 21 anni, mi avevano preso anche a me alla bennet di Cornaredo, e dopo 45 giorni,con gli orari già scritti per le prossime settimane, mi hanno lasciato a casa senza darmi una motivazione, e con la makkina ancora da pagare visto che l’avevo presa solo per poter andare a lavoro.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *